Riflessioni e documento sulle vaccinazioni pediatriche a cura di mamma Daniela / QUARTA PARTE

QUARTA PARTE

Wakefield e i vaccini che causano l’autismo

Se provate a cercare su internet «vaccini autismo», troverete migliaia di risultati, quasi tutti dedicati alla leggenda secondo la quale le vaccinazioni (in particolare quella trivalente contro il morbillo, la parotite e la rosolia) sono la causa accertata di autismo, un disturbo molto diffuso delle capacità sociali e neurologiche di un individuo. La leggenda è talmente popolare che per molti il collegamento tra vaccini e autismo è verità scientifica: secondo loro il vertiginoso aumento dell’incidenza di tale sindrome nel mondo è da attribuire alla pratica della vaccinazione. La brutta notizia è che l’autismo è davvero molto diffuso; quella buona è che il suo collegamento con i vaccini è una bufala.
Possiamo datare l’inizio di questa «fobia» al 1998 e attribuirne la responsabilità a un medico, considerato di tutto rispetto fino a quando fu scoperta la scriteriata disonestà per tutta una serie di supposizioni mai avallate né provate, anzi smentite, e che nonostante tutto sopravvivono ancora oggi.
Il protagonista della vicenda è Andrew Wakefield, un dottore inglese che pubblicò un articolo su «Lancet», il piú importante e prestigioso giornale medico al mondo. Egli eseguí dodici biopsie tramite colonscopia (un esame nel quale si visualizzano le pareti del colon e di una parte dell’intestino, prelevando inoltre una porzione di tessuto per effettuare delle analisi) su bambini con disturbi intestinali e del comportamento, dieci dei quali erano autistici (affetti da autismo, una patologia ancora oggi non del tutto conosciuta, caratterizzata da vari gradi di disturbo del comportamento e dello sviluppo neurologico). In questi piccoli pazienti riscontrò la presenza di infiammazioni intestinali. I genitori di otto di questi bambini affermarono che i loro figli avevano sviluppato i sintomi dopo la vaccinazione trivalente per morbillo, parotite e rosolia (Mpr). La ricerca pubblicata sulla nota rivista parlava chiaro: nonostante questi dati, era dichiarato espressamente che non era dimostrabile un legame tra le vaccinazioni e i sintomi manifestati in quei bambini; servivano altri approfondimenti.
Nonostante ciò il dottor Wakefield organizzò una conferenza stampa sostenendo che il legame autismo-vaccini era probabile, pertanto le vaccinazioni erano pericolose e consigliava di sospendere ogni immunizzazione con Mpr. Come rimedio alternativo proponeva una vaccinazione separata per ogni patologia, a distanza di un anno una dall’altra, ma ai tempi non esistevano formulazioni singole del prodotto. Cosí, senza apparenti giustificazioni valide (anche ammettendo l’attendibilità del suo studio, sarebbe stato corretto aspettare conferme e ulteriori ricerche), Wakefield ebbe la «geniale» idea di spargere il terrore tra i genitori inglesi. I media diffusero la notizia e l’effetto fu devastante: nel Regno Unito le percentuali di bambini vaccinati crollarono dal 93 al 75 per cento e solo a Londra arrivarono al 50 per cento.
Le conseguenze non si fecero attendere e furono terribili. Dai 56 casi di morbillo del 1998, in Gran Bretagna e Galles si arrivò ai 1348 del 2008, con due decessi causati dal virus. Nella sola Irlanda cento bambini furono ricoverati in un ospedale per un’epidemia di polmonite e edema cerebrale postmorbillo; tre di essi morirono. Dopo quattordici anni da quando la malattia era stata dichiarata sotto controllo dalle autorità sanitarie inglesi, nel 2008 venne di nuovo definita endemica.
Lo studio di Wakefield, sfortunatamente troppo tardi, fu revisionato e si scoprí che non erano stati utilizzati dei casi di controllo. Il medico, cioè, non aveva fatto un confronto tra biopsie intestinali di bambini autistici e biopsie di bambini senza malattia, non aveva comparato bambini vaccinati e altri non vaccinati. Era giunto in sostanza a una conclusione personale: il virus del morbillo danneggia la parete intestinale (come avrebbero dimostrato i suoi studi, che però si fermavano a questa fase), questo danno fa produrre all’intestino una certa proteina che, giungendo al cervello, causa l’autismo. Trasse dunque delle conclusioni senza controllarle, confermarle e dimostrarle.
Wakefield, negli anni successivi, pubblicò altri studi non proprio limpidi, ad esempio ipotizzò che il virus del morbillo (e anche il vaccino) causasse il morbo di Crohn (una malattia intestinale molto invalidane), affermando di averlo rinvenuto nei tessuti degli individui affetti da questa malattia. Alcuni studiosi a quel punto vollero ripetere i suoi esperimenti ma non riuscirono mai a riprodurli e nessuno rinvení il virus nei tessuti di questo tipo di pazienti. Wakefield fu costretto ad ammettere di aver preso un abbaglio e pubblicò un articolo in cui smentiva le proprie conclusioni. Non soddisfatto, nel 2002 ci riprovò.
Un altro studio coordinato da lui e che ricalcava il primo, «dimostrava» come bambini con disturbi del comportamento e problemi intestinali presentassero il virus del morbillo nei tessuti intestinali. Un assistente di Wakefield presente alle procedure dichiarò però che i test su tali tessuti intestinali davano risultati negativi, mentre Wakefield dichiarava il contrario. Lo scienziato, consapevole del rischio di veder crollare le sue illazioni , affidò quei test a un laboratorio di fiducia (Unigenetics Labs, lo stesso che aveva compiuto le analisi del primo lavoro, responsabile della fobia sui vaccini nel 1998): le risposte, «stranamente», davano ragione al medico inglese. Per questa evidente irregolarità l’assistente si dimise e chiese la rimozione del suo nome dallo studio, che nel frattempo era stato pubblicato sul «Lancet».
La voce sulle poco chiare pratiche di Wakefield percorse i corridoi di diverse università e arrivò all’estero, nei paesi dove risiedevano gli altri studiosi che avevano sottoscritto la pubblicazione collaborando in qualche modo. Dieci dei dodici coautori chiesero di cancellare il proprio nome da quella ricerca. «Lancet» ritirò lo studio (provvedimento rarissimo e riservato ai casi molto gravi), scusandosi con i lettori. In compenso tante altre ricerche conclusero che non c’era evidenza del virus del morbillo in tessuti di pazienti autistici o affetti dal morbo di Crohn. La mistificazione di Wakefield fu dimostrata. L’ospedale nel quale lavorava lo licenziò, i media provarono a «recuperare» il danno che quel medico aveva fatto alla loro comunità (e soprattutto ai loro bambini), la giustizia britannica si occupò del caso e Wakefield fu processato per colpa medica. Ma quello era solo l’inizio.
Le indagini portarono alla luce qualcosa di insospettabile. Venne appurato che il rappresentante legale di un gruppo di famiglie con bambini autistici aveva contattato il medico inglese proponendogli di effettuare studi che dimostrassero la correlazione tra autismo e vaccinazioni. Era un aggancio importante per quell’avvocato, una «pezza» fondamentale, dal momento che stava per intentare una causa contro le case produttrici del vaccino per ottenere un risarcimento miliardario: era necessario dimostrare che il vaccino per il morbillo causasse l’autismo, solo cosí quei soldi sarebbero stati versati dallo Stato dopo il ricorso dell’avvocato. Wakefield ricevette oltre cinquecentomila sterline per effettuare quella ricerca, e proprio l’avvocato gestiva una vera e propria organizzazione per il riciclaggio di tutto quel denaro, tramite società fittizie e compravendite fasulle.
Wakefield naturalmente smentí le insinuazioni, ma il giornalista Brian Deer avviò un’indagine che fu poi mandata alla televisione di Stato inglese; il medico fu costretto ad ammettere tutto, prima mentendo di nuovo sulla somma ricevuta e poi, messo alle strette, confermandola.

Una truffa paradossale

(Continua…)

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