Riflessioni e documento sulle vaccinazioni pediatriche a cura di mamma Daniela / OTTAVA PARTE

OTTAVA PARTE

Ben Goldacre, La cattiva scienza, 2013, Bruno Mondadori, pagg. 237 e segg.

Scrive mamma Daniela:
Salvo Di Grazia per “Salute e bugie” si è ispirato a questo libro di Goldacre, ma non si tratta di un plagio: Di Grazia cita “La cattiva scienza” e invita i suoi lettori a leggerlo; cosa che ho puntualmente fatto, e ne valeva davvero la pena.

Goldacre descrive in modo molto dettagliato la vicenda vaccino-autismo; ne citerò solo alcuni brani, visto che ho già trascritto la parte relativa alla questione dal libro di Di Grazia (che è piú recente). In realtà, questo libro andrebbe letto tutto per la quantità enorme di informazioni che fornisce che sono utili, nella nostra vita quotidiana, per distinguere le notizie scientifiche serie (pochissime nei media) dalle bufale (all’ordine del giorno). Chi ha voglia e pazienza non si pentirà di aver letto questo libro.

La bufala mediatica del vaccino trivalente
Lo scandalo dei tamponi con lo stafilococco aureo fu una bufala semplice, circoscritta e collettiva. Quello del vaccino trivalente è qualcosa di molto piú grande: è il prototipo dell’allarmismo sanitario, in base al quale si devono giudicare e comprendere tutti gli altri. Contiene ogni ingrediente, ogni frottola, ogni trucco e ogni sfaccettatura della cattiva fede e dell’isteria, sistemica e individuale.
[…]
Gli allarmismi sul vaccino nel giusto contesto
Prima di cominciare, vale la pena dare un’occhiata agli allarmismi sui vaccini in tutto il mondo, perché rimango sempre sorpreso da quanto siano circoscritti questi fenomeni e da come fatichino ad attecchire in terreni diversi. L’allarmismo sul vaccino trivalente e sull’autismo, per esempio, è quasi inesistente al di fuori dei confini britannici, sia in Europa sia in America. Per tutti gli anni novanta, tuttavia, la Francia fu nella morsa dell’allarmismo secondo cui il vaccino contro l’epatite B causava la sclerosi multipla (non mi stupirei di essere il primo a comunicarlo al lettore).
Negli Stati Uniti il maggiore allarmismo intorno a un vaccino ha riguardato l’uso del conservante thiomersal, anche se per qualche motivo il fenomeno non si è esteso alla Gran Bretagna, benché lo stesso conservante venisse usato anche qui. Infine, negli anni settanta – poiché il passato è anch’esso un paese diverso -, nel Regno Unito si diffuse il timore, generato ancora una volta da un unico medico, che il vaccino contro la pertosse provocasse danni neurologici.
Andiamo ancora piú indietro nel tempo: negli anni trenta, a Leicester, ci fu un’energica opposizione al vaccino antivaioloso nonostante i suoi benefici dimostrabili, e in realtà è qui che l’avversione per le vaccinazioni affonda le sue radici: quando James Jurin studiò la vaccinazione antivaiolosa (scoprendo che era associata con un tasso di mortalità piú basso rispetto alla malattia naturale), le sue cifre e le sue idee statistiche moderne furono trattate con enorme sospetto. Anzi, la vaccinazione antivaiolosa continuò a essere illegale in Francia fino al 1769.

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Riflessioni e documento sulle vaccinazioni pediatriche a cura di mamma Daniela / SETTIMA PARTE

SETTIMA PARTE

Le vicende di Wakefield sono comunque esplicative di come una voce allarmistica possa causare seri danni alla persona. Che poi ci siano avvoltoi pronti a sfruttare la notizia per i propri interessi non deve stupire: anche nel nostro paese medici, avvocati e associazioni spingono per ottenere risarcimenti per presunti casi di autismo da vaccino. Nonostante questa tesi, come abbiamo visto, sia assolutamente campata in aria, i troppi interessi (soprattutto economici) che ruotano attorno alla faccenda non fanno desistere simili individui dal proseguire le loro malefatte. Si tratta di gente che non esista a mostrare il proprio figlio autistico alle telecamere pur di suscitare tenerezza e solidarietà a un solo scopo: estorcere denaro. Non vedrete mai, infatti, le stesse persone protestare contro la mancanza di strutture o assistenza; il loro unico obiettivo è diffondere la leggenda che la malattia con cui convivono sia stata causata da un vaccino. Il percorso è poi identico: avvocato, tribunale, risarcimento. Vergognoso.
Non bisogna però generalizzare: esistono anche casi di individui che hanno subito danni reali da una vaccinazione. Questa, come ogni procedura medica, non è sicura al cento per cento e in simili casi il risarcimento è giusto, morale e obbligatorio. Nessuno può sostenere che un farmaco faccia «solo» bene; lo si usa nei casi di bisogno, con le opportune precauzioni e con cautela. Talvolta anche un vaccino può essere superfluo e la sua diffusione dipendere da una questione di interesse commerciale.

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Riflessioni e documento sulle vaccinazioni pediatriche a cura di mamma Daniela / SESTA PARTE

SESTA PARTE

Altre leggende sulle vaccinazioni

Oltre alla storia di Wakefield, negli anni sono nate altre leggende sulle vaccinazioni: presunta tossicità, presunto collegamento con malattie, presunto avvelenamento. In realtà non esiste un solo studio che dimostri la tossicità o pericolosità dei vaccini: certo, restano sempre un farmaco (quindi con possibili effetti collaterali), ma hanno ampiamente dimostrato la loro efficacia dopo decenni di utilizzo. Non esiste prova migliore: miliardi di individui nel mondo sono stati e sono tuttora sottoposti a vaccinazione… eppure il genere umano non si è estinto a causa di una strage dei piú piccoli e ha invece raggiunto una media di vita e una livello di benessere fisico mai conosciuti, nella sua storia evolutiva, soprattutto nelle fasce piú deboli (come in bambini), un tempo vittime di terribili malattie.
Anziché dare la colpa alle auto, all’inquinamento o agli attentati all’ambiente che non ci salvano certo dalle malattie, è diventata un’abitudine attaccare i vaccini, grazie ai quali una moltitudine di persone si è salvata da gravi patologie. Chissà perché non esistono movimenti contro la vendita di cibi carichi di colesterolo o delle sigarette (eppure «qualche prova» che le sigarette facciano male e il colesterolo riduca l’aspettativa di vita esiste). Il dubbio è: le associazioni contrarie all’uso di questi farmaci hanno interessi economici identici a quelli che tanto criticano? Come mai propongono sempre un’alternativa a pagamento ai vaccini? In effetti utilizzano qualsiasi arma (anche la piú scorretta) per denigrare i vantaggi dell’immunizzazione di massa.

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Riflessioni e documento sulle vaccinazioni pediatriche a cura di mamma Daniela / QUINTA PARTE

QUINTA PARTE

Una truffa paradossale

Il grande complotto delle case farmaceutiche, immaginato da chi ignora la realtà o non è informato, si era ribaltato: colui che sosteneva di aver scoperto la verità era invece l’autore di una truffa colossale.
Ma non era abbastanza: Andrew Wakefield giocò davvero sporco. In seguito si scoprí una mossa inaspettata e subdola. Il medico inglese aveva addirittura brevettato (UK patent application number 9711663.6, del 6 giugno 1997) un sistema di produzione per i tre vaccini separati. Era questo il suo consiglio iniziale: non vaccinate i vostri bambini o fatelo con i vaccini separati. All’epoca però questi non erano in commercio, lui lo sapeva e si era organizzato per commercializzarli; era tutto programmato, compresa una presunta cura per i problemi intestinali dei bambini autistici… Incredibile.
Il problema però era anche etico. Lo stesso Wakefield ironizzò diverse volte sulle modalità con cui effettuò i prelievi di sangue che servivano allo studio. Raccontò egli stesso che attese la sera del compleanno di suo figlio (gli serviva un bambino di cinque anni, per le statistiche, e il figlio ne aveva quattro) per fargli il prelievo: il bambino piangeva ed ebbe degli svenimenti, ma bastarono poche sterline per calmarlo.
Il giornalista che indagò su di lui scoprí altre falsità: bambini che avevano manifestato l’autismo prima di vaccinarsi, biopsie assolutamente normali classificate da Wakefield come patologiche… Persino il laboratorio che effettuò le ricerche dei virus era del tutto inadatto: non attrezzato, non sicuro, non controllato, e infatti chiuse dopo pochi mesi dallo scandalo. Chi si era convinto che i vaccini facessero male, alla fine era vittima di un imbroglione cronico. Insomma, un guaio che aveva provocato guai ancora piú grossi. Diversi bambini ebbero gravi problemi (o morirono: basti pensare all’epidemia di morbillo che si sviluppò in Inghilterra in seguito agli allarmi dell’ex medico) a causa di sete di denaro di questa persona e furono inutili gli appelli delle autorità a non abbandonare le vaccinazioni.
Dopo quelle vicende, per assicurarsi che l’ipotesi di Wakefield fosse del tutto falsa, vennero fatti studi e ricerche e nessuno di essi dimostrò una correlazione tra vaccini e autismo; l’ipotesi venne sempre smentita dagli esperimenti successivi. Una recente review ha confermato questa conclusione; i vaccini non causano l’autismo, ma nonostante ciò la voce circola ancora oggi. Wakefield fu pagato per mentire, eppure è tuttora uno dei piú noti antivaccinisti britannici e può contare sul sostegno di centinaia di persone che credono ancora alle sue parole. Se al posto suo ci fosse stato uno scienziato «tradizionale», il popolo inferocito sarebbe sceso in piazza per chiederne il linciaggio. Wakefield, invece, presso i suoi sostenitori non ha perso un briciolo di stima. Fortunatamente però esistono ancora persone dotate di buon senso e di responsabilità, tra cui tanti genitori di bambini autistici. Cosa dire alla fine di questa storia in apparenza tanto irreale da sembrare un romanzo?
Ancora oggi c’è chi (anche tra i medici!) crede che i vaccini causino l’autismo o altre malattie. Ma chiedete le prove, i riferimenti: non li ha nessuno, per il semplice motivo che non esistono. Al massimo vi indicheranno uno dei tanti siti catastrofisti e probabilmente parleranno di «svariati studi» che però, in realtà, sono anch’essi inesistenti. Domandate allora a queste persone se sanno perché il vaccino possa essere causa di malattie come l’autismo. Qualcuno vi risponderà che la causa è la presenza di mercurio nei farmaci, ma anche questa è un’ipotesi smentita da tempo (i derivati del mercurio sono stati rimossi da decenni, eppure le diagnosi di autismo aumentano costantemente).
L’associazione dei medici britannica, in seguito alla scoperta delle truffe di Wakefield, lo ha radiato dall’albo e lui ora passa il suo tempo a fare l’ospite in trasmissioni di ufologia e in manifestazioni antivaccino. La stessa associazione definí il comportamento dell’ex medico come scorretto, sconsiderato e disonesto. L’uomo ha denunciato i responsabili del «British Medical Journal» che svelarono i retroscena della sua truffa, ma l’esposto è stato archiviato per motivi di giurisdizione.

Altre leggende sulle vaccinazioni

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Riflessioni e documento sulle vaccinazioni pediatriche a cura di mamma Daniela / QUARTA PARTE

QUARTA PARTE

Wakefield e i vaccini che causano l’autismo

Se provate a cercare su internet «vaccini autismo», troverete migliaia di risultati, quasi tutti dedicati alla leggenda secondo la quale le vaccinazioni (in particolare quella trivalente contro il morbillo, la parotite e la rosolia) sono la causa accertata di autismo, un disturbo molto diffuso delle capacità sociali e neurologiche di un individuo. La leggenda è talmente popolare che per molti il collegamento tra vaccini e autismo è verità scientifica: secondo loro il vertiginoso aumento dell’incidenza di tale sindrome nel mondo è da attribuire alla pratica della vaccinazione. La brutta notizia è che l’autismo è davvero molto diffuso; quella buona è che il suo collegamento con i vaccini è una bufala.
Possiamo datare l’inizio di questa «fobia» al 1998 e attribuirne la responsabilità a un medico, considerato di tutto rispetto fino a quando fu scoperta la scriteriata disonestà per tutta una serie di supposizioni mai avallate né provate, anzi smentite, e che nonostante tutto sopravvivono ancora oggi.
Il protagonista della vicenda è Andrew Wakefield, un dottore inglese che pubblicò un articolo su «Lancet», il piú importante e prestigioso giornale medico al mondo. Egli eseguí dodici biopsie tramite colonscopia (un esame nel quale si visualizzano le pareti del colon e di una parte dell’intestino, prelevando inoltre una porzione di tessuto per effettuare delle analisi) su bambini con disturbi intestinali e del comportamento, dieci dei quali erano autistici (affetti da autismo, una patologia ancora oggi non del tutto conosciuta, caratterizzata da vari gradi di disturbo del comportamento e dello sviluppo neurologico). In questi piccoli pazienti riscontrò la presenza di infiammazioni intestinali. I genitori di otto di questi bambini affermarono che i loro figli avevano sviluppato i sintomi dopo la vaccinazione trivalente per morbillo, parotite e rosolia (Mpr). La ricerca pubblicata sulla nota rivista parlava chiaro: nonostante questi dati, era dichiarato espressamente che non era dimostrabile un legame tra le vaccinazioni e i sintomi manifestati in quei bambini; servivano altri approfondimenti.
Nonostante ciò il dottor Wakefield organizzò una conferenza stampa sostenendo che il legame autismo-vaccini era probabile, pertanto le vaccinazioni erano pericolose e consigliava di sospendere ogni immunizzazione con Mpr. Come rimedio alternativo proponeva una vaccinazione separata per ogni patologia, a distanza di un anno una dall’altra, ma ai tempi non esistevano formulazioni singole del prodotto. Cosí, senza apparenti giustificazioni valide (anche ammettendo l’attendibilità del suo studio, sarebbe stato corretto aspettare conferme e ulteriori ricerche), Wakefield ebbe la «geniale» idea di spargere il terrore tra i genitori inglesi. I media diffusero la notizia e l’effetto fu devastante: nel Regno Unito le percentuali di bambini vaccinati crollarono dal 93 al 75 per cento e solo a Londra arrivarono al 50 per cento.
Le conseguenze non si fecero attendere e furono terribili. Dai 56 casi di morbillo del 1998, in Gran Bretagna e Galles si arrivò ai 1348 del 2008, con due decessi causati dal virus. Nella sola Irlanda cento bambini furono ricoverati in un ospedale per un’epidemia di polmonite e edema cerebrale postmorbillo; tre di essi morirono. Dopo quattordici anni da quando la malattia era stata dichiarata sotto controllo dalle autorità sanitarie inglesi, nel 2008 venne di nuovo definita endemica.
Lo studio di Wakefield, sfortunatamente troppo tardi, fu revisionato e si scoprí che non erano stati utilizzati dei casi di controllo. Il medico, cioè, non aveva fatto un confronto tra biopsie intestinali di bambini autistici e biopsie di bambini senza malattia, non aveva comparato bambini vaccinati e altri non vaccinati. Era giunto in sostanza a una conclusione personale: il virus del morbillo danneggia la parete intestinale (come avrebbero dimostrato i suoi studi, che però si fermavano a questa fase), questo danno fa produrre all’intestino una certa proteina che, giungendo al cervello, causa l’autismo. Trasse dunque delle conclusioni senza controllarle, confermarle e dimostrarle.
Wakefield, negli anni successivi, pubblicò altri studi non proprio limpidi, ad esempio ipotizzò che il virus del morbillo (e anche il vaccino) causasse il morbo di Crohn (una malattia intestinale molto invalidane), affermando di averlo rinvenuto nei tessuti degli individui affetti da questa malattia. Alcuni studiosi a quel punto vollero ripetere i suoi esperimenti ma non riuscirono mai a riprodurli e nessuno rinvení il virus nei tessuti di questo tipo di pazienti. Wakefield fu costretto ad ammettere di aver preso un abbaglio e pubblicò un articolo in cui smentiva le proprie conclusioni. Non soddisfatto, nel 2002 ci riprovò.
Un altro studio coordinato da lui e che ricalcava il primo, «dimostrava» come bambini con disturbi del comportamento e problemi intestinali presentassero il virus del morbillo nei tessuti intestinali. Un assistente di Wakefield presente alle procedure dichiarò però che i test su tali tessuti intestinali davano risultati negativi, mentre Wakefield dichiarava il contrario. Lo scienziato, consapevole del rischio di veder crollare le sue illazioni , affidò quei test a un laboratorio di fiducia (Unigenetics Labs, lo stesso che aveva compiuto le analisi del primo lavoro, responsabile della fobia sui vaccini nel 1998): le risposte, «stranamente», davano ragione al medico inglese. Per questa evidente irregolarità l’assistente si dimise e chiese la rimozione del suo nome dallo studio, che nel frattempo era stato pubblicato sul «Lancet».
La voce sulle poco chiare pratiche di Wakefield percorse i corridoi di diverse università e arrivò all’estero, nei paesi dove risiedevano gli altri studiosi che avevano sottoscritto la pubblicazione collaborando in qualche modo. Dieci dei dodici coautori chiesero di cancellare il proprio nome da quella ricerca. «Lancet» ritirò lo studio (provvedimento rarissimo e riservato ai casi molto gravi), scusandosi con i lettori. In compenso tante altre ricerche conclusero che non c’era evidenza del virus del morbillo in tessuti di pazienti autistici o affetti dal morbo di Crohn. La mistificazione di Wakefield fu dimostrata. L’ospedale nel quale lavorava lo licenziò, i media provarono a «recuperare» il danno che quel medico aveva fatto alla loro comunità (e soprattutto ai loro bambini), la giustizia britannica si occupò del caso e Wakefield fu processato per colpa medica. Ma quello era solo l’inizio.
Le indagini portarono alla luce qualcosa di insospettabile. Venne appurato che il rappresentante legale di un gruppo di famiglie con bambini autistici aveva contattato il medico inglese proponendogli di effettuare studi che dimostrassero la correlazione tra autismo e vaccinazioni. Era un aggancio importante per quell’avvocato, una «pezza» fondamentale, dal momento che stava per intentare una causa contro le case produttrici del vaccino per ottenere un risarcimento miliardario: era necessario dimostrare che il vaccino per il morbillo causasse l’autismo, solo cosí quei soldi sarebbero stati versati dallo Stato dopo il ricorso dell’avvocato. Wakefield ricevette oltre cinquecentomila sterline per effettuare quella ricerca, e proprio l’avvocato gestiva una vera e propria organizzazione per il riciclaggio di tutto quel denaro, tramite società fittizie e compravendite fasulle.
Wakefield naturalmente smentí le insinuazioni, ma il giornalista Brian Deer avviò un’indagine che fu poi mandata alla televisione di Stato inglese; il medico fu costretto ad ammettere tutto, prima mentendo di nuovo sulla somma ricevuta e poi, messo alle strette, confermandola.

Una truffa paradossale

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Riflessioni e documento sulle vaccinazioni pediatriche a cura di mamma Daniela / TERZA PARTE

Salvo Di Grazia, Salute e bugie. Come difendersi da farmaci inutili, cure fasulle e ciarlatani, 2014, Chiarelettere

Nel mio percorso alla ricerca di informazioni sui vaccini questo è stato il libro che ha lasciato maggiormente il segno: ci ho trovato alcune informazioni sui vaccini, ma ho scoperto soprattutto un sacco di informazioni sulle cosiddette medicine alternative che mi hanno lasciato di stucco. Sapevate che l’omeopatia non ha mai dato uno straccio di prova di funzionare? Sapevate che, malgrado questo, ci sono farmaci omeopatici che fanno la fortuna delle aziende che lo producono (fatevi un giro su Wikipedia e leggete dell’Oscillococcinum della Boiron, tanto per citare il caso piú eclatante)? Sapevate che in Cina l’agopuntura è riservata ai poveri e Mao si curava con la medicina occidentale?
Insomma, io sono rimasta a bocca aperta per le tante cose che ignoravo che hanno stimolato la mia curiosità a andare ancora piú a fondo.

Di seguito ho trascritto il lungo brano che riguarda il vaccino trivalente Mpr e ho volutamente tralasciato la parte relativa alla vaccinazione anti-Hpv (Human Papilloma Virus, ovvero virus del papilloma umano) perché riguarda le adolescenti, mentre lo scopo di questo documento è raccogliere informazioni sulle vaccinazioni dei bambini. Se qualcuno fosse interessato all’argomento Hpv, sono disponibile a prestare il libro.

Terrorismo sanitario
L’importanza dei vaccini

Un vaccino è un farmaco che conferisce immunità, piú o meno efficace nei confronti di un agente patogeno, in parole povere serve a proteggere un individuo da malattie mortali o potenzialmente pericolose di fronte a scarsi o nulli effetti collaterali. La vaccinazione inoltre protegge la comunità: piú individui sono vaccinati, piú bassa è la possibilità di diffondere la malattia, che anzi può anche essere eradicata completamente all’interno di quel gruppo (si chiama immunità di gregge). Chi non si vaccina, quindi, mette in pericolo non solo la propria salute ma anche quella della comunità che frequenta.
I vaccini sono stati una delle invenzioni piú geniali dell’umanità e sono in parte responsabili dell’aumento dell’età media dell’uomo, del benessere diffuso delle nazioni ricche e della riduzione delle malattie infantili. Attaccare tale rimedio, accusandolo di chissà quali tragedie o rischi, è strumentale, stupido e spesso è un segnale di ignoranza o malafede: basterebbe ascoltare i racconti dei nostri nonni per rendersi conto dell’importanza di questa pratica.
Messi da parte i deliri degli antivaccinisti, che come vedremo si fondano su basi inattendibili e non scientifiche, è bene discutere di quei farmaci la cui utilità è dubbia o poco chiara e tra questi, a mio avviso, rientra uno dei vaccini piú recenti, di «ultima generazione». Alcuni vaccini non sono per tutti, ad esempio quello antinfluenzale è consigliato solo per certe categorie a rischio, perché l’influenza non è una malattia letale (anzi, è quasi sempre banale) ma può diventarlo per alcuni individui (le persone morte per le conseguenze di una «banale» influenza, quindi i decessi direttamente causati dalla malattia e dalle sue complicanze, come le polmoniti, sono circa ottomila ogni anno in Italia). A loro si consiglia una protezione che per altri sarebbe eccessiva. Questo vale per tutti i farmaci: vanno presi quando servono. Ma i vaccini servono tutti? Alcuni potrebbero essere abbandonati presto, come quello per la poliomielite: esistono zone nelle quali la malattia è presente e miete vittime, però il suo uso comincia a essere messo in discussione proprio per l’eradicazione della malattia in molte parti del mondo.
C’è un vaccino utile a difendersi da una patologia potenzialmente mortale. Si tratta di una delle ultime scoperte in campo immunologico. Sto parlando della vaccinazione anti-Hpv.
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Wakefield e i vaccini che causano l’autismo

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Riflessioni e documento sulle vaccinazioni pediatriche a cura di mamma Daniela / SECONDA PARTE

Sivio Garattini, Fa bene o fa male?, 2013, Sperling&Kupfer

Silvio Garattini è un medico ricercatore in farmacologia noto per essere stato il fondatore e primo direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Bergamo. Questo libro parla, oltre che di vaccini, anche di molti farmaci di uso comune. Ve ne consiglio la lettura integrale per capire come usare correttamente i farmaci.
I vaccini: fanno davvero paura?

Una classe di farmaci che merita un discorso a parte è quella dei vaccini. Da sempre esistono movimenti – assai limitati, per la verità – costituiti da persone che li odiano e farebbero qualsiasi cosa pur di eliminarli dalla circolazione. Con il tempo e con la diffusione delle comunicazioni, attraverso i mass media e i social network, questi gruppi si sono fatti conoscere e hanno arruolato ferventi sostenitori. Chi sono costoro? Per lo piú genitori, mamme e papà che hanno avuto la sfortuna d’imbattersi in vari problemi di salute con i figli in concomitanza o in seguito a una certa vaccinazione.
In qualche caso si tratta, purtroppo, di effetti collaterali – sebbene molto rari – effettivamente imputabili ai vaccini, perché, come per tutti i farmaci, non esistono trattamenti assolutamente innocui. Nella maggior parte dei casi, invece, parliamo di pure coincidenze che nulla hanno a che fare con le vaccinazioni. Casi sparuti, però, che hanno finito con il diffondere angoscia nelle famiglie e gettare discredito su questa preziosa risorsa della medicina.
Talvolta i vaccini sono stati accusati di essere responsabili dell’autismo infantile, oppure di aumentare l’incidenza della sclerosi multipla o di essere alla base dell’aumento dei tumori… Dove sta la verità? In realtà, tutti gli studi finora realizzati non hanno mai fornito prove di effetti tossici cosí gravi dovuti alle vaccinazioni. In particolare, suscita ovviamente grande preoccupazione la possibilità che il vaccino – in special modo quello contro la pertosse, il morbillo e la rosolia – determini una temibile forma di autismo nei bambini. I detrattori, i gruppi contrari alle vaccinazioni, citano spesso i lavori prodotti dalla ricerca scientifica, e soprattutto uno pubblicato sulla pagine della rivista The Lancet nel 1998. L’articolo in questione (firmato dal medico britannico Andrew Jeremy Wakefield) risultava criticabile per vari motivi, fra cui una casistica troppo ristretta, basata soltanto sul ricordo dei genitori. E, in effetti, molti altri studi epidemiologici hanno sempre escluso un rapporto fra vaccinazioni e autismo. Tuttavia, il dubbio poteva legittimamente restare. Senonché, il giornalista Brian Deer (del Sunday Times) ha condotto una serie di ricerche dimostrando che l’autore di quel lavoro aveva alterato le storie cliniche dei pazienti per sostenere le proprie teorie. Dieci degli studiosi firmatari della ricerca in questione avevano già ritrattato i dati nel 2004, e allo stato attuale, come riporta un editoriale sul British Medical Journal, il lavoro è stato ritenuto una frode. Gli oppositori dei vaccini, in definitiva, non possono piú citare questa «prova». Non si tratta affatto di un dato scientifico: è soltanto un brutto imbroglio. Punto.
Qualche anno fa, poi, era stato additato l’agente che poteva rendersi responsabile della tossicità dei vaccini, un composto organico a base di mercurio, aggiunto per mantenere la sterilità del preparato farmaceutico. Anche in questo caso, tuttavia, gli studi emisero un verdetto negativo, viste le microscopiche quantità di mercurio presenti nei vaccini, e comunque oggi la querelle si è risolta: il preparato di mercurio è stato sostituito.
In realtà, i vaccini sono i migliori farmaci in assoluto per diverse ragioni: bastano poche dosi per ottenere effetti che durano a lungo nel tempo; esercitano un’attività preventiva ed evitano perciò l’insorgere di molte malattie che poi richiedono interventi medici, ospedalizzazioni e trattamenti farmacologici (anche ingenti): hanno un costo assai limitato rispetto ai benefici che producono. Il risultato forse piú importante è il fatto di poter debellare la malattia alle sue radici. Le nuove generazioni non hanno piú bisogno, rispetto alle precedenti, di vaccinarsi contro il vaiolo perché la diffusione dell’immunizzazione antivaiolosa ha creato terra bruciata attorno al virus responsabile, determinandone la scomparsa: in Italia questa vaccinazione è stata sospesa nel 1977 e definitivamente abrogata nel 1981.
Molti genitori dovrebbero ricordare gli anni in cui la poliomielite mieteva fra i bambini decessi e disabilità; oggi, grazie alla generalizzata vaccinazione, i casi di poliomielite nei Paesi ad alto sviluppo sono, se esistono, una rarità assoluta e fra qualche anno probabilmente non sarà piú necessario vaccinare i nostri figli contro questa terribile malattia.
Alla luce di tali indiscutibili successi, appare preoccupante e irrazionale la decisione presa qualche anno fa dalla Regione Veneto di bloccare l’obbligatorietà delle vaccinazioni, lasciando libertà di scelta alle singole famiglie. E il guaio è che tale decisione pare essa stessa, giusto per restare in tema, un… virus contagioso: anche altre Regioni, infatti, starebbero progettando di «liberalizzare» le vaccinazioni. Se ciò avvenisse in modo sistematico nel nostro Paese, sarebbe facile predire il disastro. No, non sono un catastrofista, un predicatore apocalittico… Perché la verità scientifica è questa: affinché una vaccinazione possa debellare nel tempo una malattia, è necessario che sia generalizzata, altrimenti il microbo in causa (virus o batterio che sia) continuerà a circolare fra coloro che non sono stati immunizzati. Ma è chiaro che non tutte le vaccinazioni debbano essere obbligatorie: la diffusione e la gravità della malattia a cui si rivolgono devono essere fattori fondamentali per decidere. Quando l’infezione è relativamente rara, non vale la pena di vaccinare l’intera popolazione. Per esempio, per le forme di meningite che costituiscono solo dei casi sporadici, all’interno della comunità, basta attuare una profilassi con rifampicina ed eventualmente vaccinare tutti coloro che hanno avuto un contatto diretto e indiretto con l’ammalato.
In definitiva, le vaccinazioni rappresentano un intervento importante di sanità pubblica. Uno strumento da sostenere con ogni mezzo per scongiurare a tutta la popolazione l’ombra e il peso di malattie infettive che sono invece contrastabili senza problemi.